«Laudato si’ mi signore per sora nostra madre terra», cantava San Francesco. Terra, «casa comune», ricorda Papa Bergoglio, che «è anche come una sorella con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia».

L’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco non è però solo un documento sulla cura della casa comune, ma anche una appassionata riflessione sull’essere umano che ci sollecita ad una conversione profonda anche in ordine al nostro essere uomini e donne. Un tema urgente, questo, che la Chiesa italiana ha cercato di mettere a fuoco, pur tra molte difficoltà, nell’ultimo convegno ecclesiale di Firenze.

Il Papa riesce, nella sua enciclica, a cogliere alcune linee innovative sul piano del pensiero, della politica e dell’educazione, sottolineando come non ci può essere una nuova relazione con la natura se non ci sarà un essere umano nuovo, una nuova antropologia.

E rilancia anche l’impegno ecumenico, ricordando che la cura del creato è impegno di tutti, credenti e non credenti e facendo suo il grido di allarme che da tempo mette in guardia dallo sfruttamento inconsiderato delle risorse, da una politica miope che guarda al successo immediato senza prospettive a lungo termine, dall’egoismo delle società consumistiche che stentano a cambiare i propri stili di vita.

Articolo completo su La Valsusa del 18 aprile.

Anna Scalenghe

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