Dalla Val di Susa alla Sicilia per dire no alla mafia. Il 9 maggio c’è stata a Cinisi una marcia per ricordare i quarant’anni dalla morte di Peppino Impastato, un giornalista che si è ribellato alla mentalità mafiosa e ha iniziato a denunciare i capimafia locali da Radio Aut, un’emittente radiofonica che lui e un gruppo di amici avevano fondato. Peppino usava l’arma dell’ironia, della presa in giro. Il 9 maggio 1978, lo stesso giorno in cui l’Italia viveva il dramma del ritrovamento del corpo dell’on. Moro, la mafia ha tentato di zittire Peppino Impastato per sempre: ma così non è stato perché la sua voce, il suo messaggio continuano ad essere vivi e presenti.

Alla commemorazione a Cinisi era presente anche la Valle: c’era una delegazione delle scuole di Caselette con alcune insegnanti e la vicepreside insieme all’assessore Roberto Rigoletti e alla consigliera comunale Laura Gaudenzi; otto ragazzi di terza media della scuola Tallone di Alpignano con due insegnanti, l’assessora Luigia D’Abbene e il consigliere Roberto Voerzio. Le Scuole di Alpignano e Caselette hanno partecipato ad un progetto sulla legalità promosso dall’associazione Calabresi di Alpignano e Caselette che si è articolato in diversi momenti tra cui l’incontro con Giovanni Impastato, fratello di Peppino e autore del libro “Oltre i cento passi”. Alla marcia dalla sede di Radio Aut di Terrasini a Cinisi hanno partecipato anche i sindaci di Villar Focchiardo e San Didero, Emilio Chiaberto e Loredana Bellone, e Susanna Tittonel ex dirigente scolastica a Sant’Antonino dove l’Istituto Comprensivo si chiama “Centopassi”. I cento passi sono quelli che simbolicamente dividono la casa di Peppino Impastato da quella di Gaetano Badalamenti, boss mafioso condannato all’ergastolo come mandante dell’uccisione di Peppino Impastato.

Carmen Taglietto

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