Cronaca

Valle di Susa, lupi continuano ad attaccare bestiame. Nuovo allarme della Coldiretti

Il decreto nazionale che declassa il lupo da specie “rigorosamente protetta” a semplicemente “protetta” è entrato in vigore nei giorni scorsi, aprendo alla possibilità di interventi di contenimento entro quote fissate da Ispra: per il 2026 potranno essere abbattuti fino a 160 esemplari sui circa 3.500 presenti in Italia.

In Piemonte, intanto, Coldiretti segnala una nuova ondata di attacchi al bestiame: negli ultimi due mesi le aggressioni a ovini e caprini si sono moltiplicate in tutta la provincia di Torino, con episodi particolarmente pesanti nella bassa Valle di Susa, dove un allevatore – colpito più volte nonostante recinzioni elettrificate e altre misure di difesa – ha perso oltre venti capi in aree urbanizzate e tutt’altro che isolate.

“Regione e Città Metropolitana devono attuare programmi di riequilibrio delle popolazioni di lupo – sollecita il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ma i nostri allevatori chiedono anche risarcimenti congrui e rapidi e maggior sostegno alle difese passive“.

Secondo i dati dei Servizi veterinari regionali, nel 2024 il sistema informativo ARVET ha registrato 534 eventi predatori su bestiame domestico per un totale di 1.894 capi coinvolti (1.092 morti, 81 feriti, 721 dispersi), in crescita rispetto ai 1.501 capi del 2023. Il monitoraggio Life-WolfAlps stima oggi almeno 464 lupi in Piemonte, con una presenza in aumento rispetto a due anni fa.

Gli avvistamenti si susseguono lungo l’autostrada e le statali della valle di Susa e nei territori rurali, dove allevatori e residenti segnalano anche uccisioni di cani da guardia e da compagnia. Per Coldiretti «è ormai saltata ogni forma di equilibrio nella fauna selvatica»: mentre i cinghiali lasciano i boschi per devastare i campi, i lupi colpiscono sempre più spesso greggi e mandrie, rendendo difficile la convivenza e scoraggiando la permanenza in montagna di chi alleva da generazioni.

L’organizzazione agricola apprezza le prese di posizione di diversi sindaci a fianco degli allevatori e cita, in particolare, l’iniziativa del primo cittadino di Roure, che ha segnalato a Regione e Prefettura la presenza di decine di lupi in val Chisone. “Nessuno chiede di riportare il lupo all’estinzione – conclude Mecca Cici – ma è legittimo pretendere che la fauna selvatica non costringa l’uomo ad abbandonare la montagna: dopo cinquemila anni di allevamento sulle Alpi, non possiamo accettare che il lupo diventi uno dei principali motivi per cui chiudere le stalle”.

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