Sono giorni un po’ grigi, quelli che stiamo vivendo in questo periodo. Ci affacciamo alla finestra e vediamo il cielo tinto di un solo colore, quello stesso cielo che in estate ha saputo regalarci albe, tramonti e nottate stellari. E’ la metafora di un tempo che passa, di nuove stagioni in arrivo, di un inizio diverso e di un passato che, tuttavia, rimane vivo in noi. Questa immagine cromatica è stata disegnata a parole e a suoni dal cantautore almesino Simone Maritano, in arte Vins, che giovedì 27 novembre ha fatto uscire su tutte le piattaforme digitali il suo nuovo singolo, “Giorni grigi”, un brano indie-pop prodotto dal cantautore e mixato e masterizzato da NeroArgento.

Tutto parte da una presa di consapevolezza nuova, nata durante il primo confinamento e cresciuta in questi mesi fino a diventare un vero obiettivo di vita per il cantautore: fare della musica il proprio lavoro. Conosciamo insieme la storia di Vins, il suo percorso musicale e i retroscena dietro l’uscita del suo nuovo singolo.
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Chi è Simone, nel quotidiano, e chi è Vins in ambito musicale?

“Simone è un giovane ragazzo di vent’anni, con i suoi sogni e i suoi progetti, dedito alla musica tanto da aver assunto la consapevolezza di voler farla diventare il suo futuro professionale, grazie a una sicurezza maturata in questi ultimi mesi”, spiega il musicista di Almese. “Il nome d’arte Vins nasce per caso, non l’ho scelto io. Me l’hanno attribuito tanti anni fa, quando ho iniziato a giocare a calcio: era infatti il soprannome con cui tutti i compagni hanno iniziato a chiamarmi appena entrato in squadra. Adesso “Vins” fa a tutti gli effetti parte di me.

La musica è una componente integrante della mia vita, una passione che mi ha travolto da sempre, e che racchiudo all’interno in due parole-chiave: spontaneità e semplicità. Tuttavia, solamente dopo il primo confinamento ho iniziato a credere davvero di poter trasformare questa bellissima passione in qualcosa di più grande”.

La quarantena ha posto tutti, con la forza, davanti a uno specchio. Abbiamo dovuto fare i conti con noi stessi, con le nostre certezze e, soprattutto, con le nostre tante e umane incertezze. Cosa hai scoperto, di te, nel primo lockdown? Come ha influito sulla tua musica il periodo del confinamento e quello immediatamente successivo?

“Prima della chiusura di marzo lavoravo come cameriere da molti mesi. Stavo vivendo un periodo difficile, statico, ripetitivo e privo di tempo da dedicare a me stesso e alle mie passioni. Ero finito in un vortice da cui sono uscito solamente dopo aver essermi riappropriato del tempo che avevo perso. Ciò è stato possibile solo stando chiuso in casa. Ho ritrovato la voglia di scrivere, di fare musica. Ho scritto tanto, ho collaborato con artisti, ho ritrovato musicalmente la mia strada.

Finita la quarantena ho preso e son partito per un viaggio disorganizzato, senza una meta ma con un’unica direzione: la Toscana, raggiunta in bici, con la chitarra sulle spalle, insieme a un amico. C’era la voglia di partire senza programmare, di seguire il mare senza navigatore, di lasciar scrivere i ricordi di questa vacanza in modo naturale e spontaneo. Dopo due settimane di pedalate siamo arrivati a Castiglione della Pescaia, ci siamo guardati e abbiamo capito che lì si sarebbe concluso il nostro viaggio, nonostante sentissi che mi mancasse ancora qualcosa. E quel qualcosa è arrivato, proprio nel momento in cui avevo smesso di desiderarlo: amicizie, amori, musica, una felicità indescrivibile. E questo turbine di avventure e sensazioni serene mi hanno spinto a cambiare e ad assumere nuove consapevolezze, sia a livello personale, sia a livello artistico”.

Perché, allora, sono stati “Giorni grigi”?

“’Giorni grigi’ è stato un passo importante per tanti motivi. L’ho scritta a fine settembre, di ritorno dal viaggio, ed è nata in un modo molto spontaneo; di quel periodo ricordo queste giornate grigie, i nuvoloni quotidiani che mi hanno ispirato mentre guardavo fuori dalla finestra. In quattro giorni l’ho composta e prodotta in autonomia nello studio che ho casa. L’ho scritta ripensando a quanto vissuto in questi ultimi mesi, che sono stati veramente intensi. Ho sempre considerato il grigio come un colore piatto, incapace di suscitare sentimenti, per questo ho voluto colorarlo con tutte le emozioni che ho vissuto nei mesi passati”.

Intervista completa su La Valsusa di giovedì 3 dicembre.

Ilaria Genovese

 

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