Il fenomeno del randagismo nel Nord Italia, come ci confermò il gestore del canile “La Cuccia” di Sangano, Ruggero Gallo, è in costante declino e si è quasi azzerato. Eppure, sui social network, si moltiplicano gli accorati appelli di persone che, anche nelle nostre valli, invitano ad adottare cani randagi che altrimenti sarebbero destinati alla soppressione. Ma quanto ci si può fidare di questi post, spesso condivisi e rilanciati in totale buona fede da molte persone amanti degli animali? Abbiamo voluto fare un po’ di chiarezza e abbiamo chiesto al dottor Mauro Moretta, veterinario dell’Asl To3. “È bene chiarire, innanzitutto, che, per legge, nessun cane randagio portato in canile è destinato alla soppressione — spiega il professionista giavenese — Quanto agli appelli che circolano in rete, bisogna fare molta attenzione, perché se è vero che parecchie associazioni animaliste lavorano bene, dietro allo ‘staffettismo’ di cani che, dal Sud Italia, vengono portati al Nord, spesso si può nascondere un vero e proprio business”. In che senso? “Sovente vengono chiesti dei soldi a coloro che vogliono adottare un cane, mediamente fra i 40 e i 60 euro, giustificando la richiesta con i costi del trasporto. Ora, uno è portato a immaginare che qualcuno trasferisca due o tre cani per volta e debba pagarsi la benzina, ma la realtà è ben diversa: generalmente si trasportano, da sud a nord, centinaia di cani per volta, stipati in spazi angusti, giusto per moltiplicare il guadagno”. Ci sono altre forme di guadagno illecito legate a questa tratta? “Sì, per esempio alcuni privati non autorizzati guadagnano, e molto, dallo stallo degli animali: cioè ricevono dei contributi (per lo più da privati in buona fede) per ogni cane ‘importato’ che accolgono fino all’adozione. Si parla di 3- 5 euro al giorno per ogni animale. È bene ricordare che un privato non può tenere più di cinque cani; al di sopra di tale numero si devono richiedere specifiche autorizzazioni”. Quali rischi si corrono se si adotta un cane “sballottato” già dalle prime settimane di vita? “Alcuni di questi cani mostrano problemi comportamentali, molti sono portatori di leishmaniosi e la mancata tracciabilità è già di per sé un pericolo”. Come ci si dovrebbe comportare se si volesse adottare un cane? “Ci si dovrebbe rivolgere a un canile riconosciuto, uno di quelli seguiti dalle Asl, come quelli di Sant’Antonino e di Sangano, per fare due esempi virtuosi delle nostre zone, oppure, se si vuole un cane di razza, a un allevamento (regolare) o, ancora, a un privato che dispone di una cucciolata, ma in quest’ultimo caso bisogna avere alcuni accorgimenti”. Quali? “Il cucciolo deve essere sempre dotato di microchip, quindi il proprietario può regalare l’animale, ma soltanto se già microchippato”. In caso contrario cosa succede? “Se il proprietario di una ‘fattrice’ (una mamma) vuole chippare i suoi cuccioli, allora il costo dell’operazione è di 3 euro per ogni animale, ma se un privato si presenta con un cucciolo preso chissà dove e vuole chipparlo allora dovrà pagare una sanzione di 76 euro, a meno che non denunci chi glielo ha dato”.

Il dottor Mauro Moretta

Alberto Tessa

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